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La risposta di Jack

Bentornati!

Come preannunciato nell’ultimo articolo, ecco la risposta di Jack:

ぶっちゃけアメリカは今和食ブームでさぁ(bucchake amerika ha ima washoku buumu desaa)à  maddai sinceramente in America ci sta il boom del cibo giapponese Continue reading La risposta di Jack

Sonkeigo 尊敬語

All’interno del 敬語 (Keigo), il linguaggio onorifico di cui abbiamo già parlato, il Sonkeigo è la forma più rispettosa. In particolare vedremo come si articola all’interno di un’azienda dove lavorano i così detti サラリーマン(salaryman), attraverso la spiegazione di Jack, uno studente che svolge proprio questo lavoro.

Ecco il pratico schema che fornisce:

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A ogni step (スリーステップ three step)corrisponde un livello di senso di cortesia (敬意 keii), che va aumentando dall’uno al tre.

Nello step 1 si usa semplicemente l’ukemikei (受身形, la forma passiva); nel 2 il verbo + ni narimasu; nel 3 forme specificamente onorifiche.

Vediamo degli esempi pratici:

Parlando di un capo settore si dirà 課長がご飯を食べられます(kachou ga gohan wo taberaremasu, il capo sezione mangia il pranzo), mentre la stessa frase per un capo reparto sarà 部長がご飯をお食べになります(buchou ga gohan wo o-tabe+ni narimasu, la “o” davanti al verbo è sempre per mostrare più cortesia), infine per il presidente dell’azienda si dovrà dire 社長がご飯を召し上がります(shachou ga gohan wo meshiagarimasu, dove meshiagaru è la versione onorifica di taberu, al forma base del verbo mangiare, e si usa in circostanze di estrema formalità e cortesia).

La lezione di Jack è ancora lunga, ma onde evitare di mettere troppa carne al fuoco, per il momento mi fermo qui.

Nella prossima lezione vedremo le forme onorifiche particolari e relative varianti più o meno datate.

Grazie di essere arrivati fin qua a leggere, alla prossima!

Enrica

Dieci persone, dieci colori

Lo sapevate che i giapponesi “confondono” verde e blu? Per esempio, per indicare la luce verde dei semafori, dicono 青い信号(aoi shingou), ma aoi significa blu. Anche le verdure verdi le chiamano 青菜(aona), blu.

La stessa cosa avviene anche in cinese: il cavolo, benché sia verde, si scrive 青梗菜(in giapponese chingensai), di cui il primo carattere significa blu, come in giapponese.

Ma la questione è perché? Non crea confusione questa ambiguità di termini?

Ecco la spiegazione di Haruko:

Tutti questi colori vengono descritti come “blu”:

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Screnshot dal dorama

群青色 (gunjou iro)

青磁色 (seiji iro)

青朽葉 (ao kuchiba)

青竹色 (ao takeiro)

青黛 (sei tai)

Perché in origine il carattere di “midori” (che oggi significa “verde”), non indicava un colore, bensì gli alberi in boccio. Per questa ragione i capelli neri e lucenti sono detti みどりの黒髪 (midori no kurokami), o i neonati みどり児 (midorigo). In pratica, il termine “midori” indica giovinezza, vita che deve ancora sbocciare in un certo senso.

Ma le differenze nel definire i colori non finiscono qui: perché i giapponesi fanno il sole rosso? In Cina lo dicono bianco e giallo, in America color oro, noi giallo, ma in Russia lo descrivono a loro volta come rosso.

La risposta di Haruko questa volta è molto più semplice: 太陽は赤色でしょう。(taiyou ha akairo deshou) Il sole non è forse rosso?

E non poteva mancare la domanda, da parte di Bob, “cosa sono i ピンク映画 (pinku eiga)”? Ebbene, i “film rosa” corrispondono ai film erotici, quelli che in America chiamano “blu film”, in quanto il colore simbolo dell’erotismo è il blu. Anche questo è diverso in tutti i paesi, giallo in Cina, verde in Spagna, rosso in Italia.

Che dire, è pur sempre giapponese il proverbio 十人十色 (juunin toiro), “dieci persone, dieci colori”.

Per oggi è tutto, alla prossima!

Enrica

復習!(Fukushuu) Ripassiamo!

Gli esami si avvicinano, e gli studenti di Haruko-sensei sbagliano ancora molte cose elementari, confondendo parole simili come たまに(tama ni, di tanto in tanto) eたまたま (tama tama, per caso)

Ma anche gli avverbi vanno ripassati:

いつも飲みます(itsumo nomimasu): 毎日お茶を飲む人は(mainichi ocha wo nomu hito ha) chi beve il tè ogni giorno, itsumo à sempre

たいてい飲みます(taitei nomimasu): 週五回(shuu go kai ) chi 5 volte la settimana, taitei à di solito, abitualmente

よく飲みます(yoku nomimasu: 週四回(shuu yon kai) quattro volte la settimana, yoku à spesso

時々飲みます(tokidoki nomimasu): 週三回(shuu san kai) tre volte la settimana, tokidoki à a volte (diverso da tama ni di cui parlavamo sopra, che indica un’azione più sporadica)

ぜんぜん飲みません(zenzen  nomimasen): まったく飲まない人は(mattaku nomanai hito ha) chi non lo beve proprio mai (anche in giapponese il verbo che segue zenzen va al negativo)

Haruko-sensei spiega inoltre la differenza tra 嬉しい(ureshii) e 楽しい(tanoshii), che è un po’ come dire contento e felice: ureshii indica un’emozione meno prolungata nel tempo rispetto a tanoshii.

Ma nonostante tutto l’impegno della sensei, per l’ennesima volta una delle studentesse si trova nei pasticci (per farla breve con uno psicopatico che gira travestito da ninja), così che Haruko-sensei viene pesantemente sgridata da Takasu-sensei: usiamo il loro scambio di battute per imparare due parole nuove à  私じゃ役不足って言いたいんですか。(Watashi ja yakubusoku tte iitaindesuka?) それ言うんなら力不足ね。(Sore iunnara chikarabusoku ne), ossia “Stai dicendo che non sei soddisfatto del mio lavoro?”  “Più che quello, proprio non ne hai le capacità”. Dove 不足(busoku) vuol dire carenza, lacuna; 役(yaku) servizio, ruolo; 力(chikara) abillità, capacità.

Parole composte che in italiano per forza di cose diventano frasi.

E anche per oggi è tutto cari giapponofili, ci vediamo il prossimo mese!

 

Enrica

Zotto suru: tremare di paura

L’espressioneぞっとする “zotto suru” si usa per esprimere uno stato d’animo di paura e terrore. Ma letteralmente significa tremare, rabbrividire, e pare che l’espressione derivi dall’usanza giapponese di trascorrere le afose giornate estive (in cui caldo umido è veramente insopportabile), raccontandosi storie dell’orrore per “raffreddare la temperatura”. Anche in televisione, durante il periodo estivo, vengono trasmesse numerose di queste storie. Continue reading Zotto suru: tremare di paura