Haiku prima di essere haiku (2)

Matsuo Bashō

Le origini del genere poetico giapponese più conosciuto al mondo (seconda parte)

Fu inevitabile che la vena creativa dei seguaci della Danrin cadde nella trappola di percorsi predefiniti, ma bisogna riconoscerle il merito, alle soglie del XVII secolo, di aver offerto a Matsuo Bashō,il poeta più riconosciuto e celebrato di tutti i tempi, l’occasione di intraprendere il suo percorso formativo come maestro di haikai, giungendo a un livello di liricità e sensibilità artistica di gran lunga superiore ai suoi predecessori.

Bashō, figlio di un samurai di basso rango e proveniente dalla campagna, era estraneo alla cultura mercantile di Ōsaka e, in qualità di figura socialmente marginale, lungo la sua vita porse la sua attenzione verso gli esseri più umili della società, come gli anziani, i contadini, i pescatori e i viandanti. In controtendenza rispetto alla produzione letteraria del suo tempo, che attraverso forme artistiche come il teatro kabuki e i racconti ukiyozōshi 浮世草子 reinterpretava i classici in chiave popolare ed erotica, Bashō, al contrario, prese un genere d’intrattenimento per suscitare sentimenti, valori e reminescenze di episodi classici fino a far diventare lo haikai un veicolo di trasmissione di cultura.

Bashō esplorò lo haikai sotto tutte le sue forme: concepì sia sequenze di versi incatenati (da questo momento denominate renku 連句) comprendenti di emistichio superiore e inferiore, sia singoli hokku 発句 (primo emistichio di 5-7-5 more) legati o ad altri hokku o a una parte di prosa. Sia i renku sia le sequenze di hokku nascevano da un’attività a più mani, ma ogni stanza, avendo di per sé senso compiuto, poteva essere letta singolarmente o assieme alle altre, come se fosse inserita all’interno di una serie di scene autonome, giustapposte tra loro attraverso un tema che faceva da filo conduttore. Fu grazie a questa capacità di essere estrapolato dal contesto che lo hokku poté intraprendere il suo percorso verso l’autonomia definitiva nei confronti dello haikai propriamente detto. Si veda per esempio le prime quattro stanze estrapolate dal renku denominato Fuyu no hi 冬の日 (Giorni d’inverno) del 1684.

Folli versi: esposto alla tramontana
il mio corpo a Chikusai
assomiglia! (Bashō)

Ma chi è che svolazza?
Sono i petali di camelia sul copricapo! (Nomizu)

Al contadinotto ignoto
far farsi costruire
una casa da sake… (Kakei)

Dal capo si scrolla rugiada
il cavallo dal pel rosso. (Chōgo)

I quattro ku sono collegati l’uno all’altro grazie al richiamo stagionale suggerito rispettivamente dai termini “tramontana”, “camelie”, “casa da sake” e “cavallo dal pel rosso”, tutti indicanti, per convenzione, l’autunno. Tra un emistichio e l’altro vi sono richiami sottili, come per esempio il vento freddo che fa cadere le foglie e i petali di camelia che sfioriscono, oppure il sake e il colore del pelo del cavallo. In ciascun componimento, tuttavia, cambia il punto di vista dell’osservatore, poiché dalla sfera soggettiva del poeta, si passa a singole immagini che concorrono a dare un’impressione parziale di quella stagione.

Hototogisu (cuculo) di Yosa Buson

Ininterrottamente fino alla seconda metà del XVIII sec. ci furono varie scuole che in modo più o meno marcato seguirono i modelli estetici di Bashō, anche se le scelte tematiche e stilistiche potevano cambiare notevolmente da una scuola all’altra.
Ma fra gli esponenti del mondo dello haikai che miravano a mantenere vivi gli insegnamenti di Bashō, spiccò una figura in modo particolare, quella di Yosa Buson. Egli apparteneva a quel gruppo di letterati che, attraverso lo studio dei classici confuciani e la pratica di diverse arti, andavano in cerca delle curiose peculiarità che differenziano gli esseri umani gli uni dagli altri, il tutto espresso in una commistione di pittura e poesia elegante, idealizzata, fantasiosa e allo stesso tempo minimalista.

Pioggia del quinto mese:
sulla riva del fiume ingrossato
due case attigue!

In questo componimento vi è la rappresentazione della pioggia del quinto mese (samidare 五月雨) che, cadendo copiosa durante la stagione delle piogge, ingrossa il bacino del fiume fino a mettere in pericolo due case costruite vicino alla riva. Issa prese le distanze da questo stile, lontano, come si vedrà più avanti, dal suo modo di concepire l’arte poetica.

Teo

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s