Haiku prima di essere haiku (1)

Le origini del genere poetico giapponese più conosciuto al mondo (Prima parte)

Kokinwakashū, dal sito del Tokyo National Museum

Il termine “haiku” 俳句, che oggi viene comunemente utilizzato per indicare un componimento di tre versi da 5-7-5 sillabe, fu coniato in periodo Meiji dal poeta Masaoka Shiki (1867 – 1902) per reinterpretare in chiave moderna un genere letterario che si era tramandato per secoli, lo haikai 俳諧. Per le sue origini antiche, lo haikai era composto secondo modelli e canoni diversi, a seconda di come alcuni gruppi d’intellettuali o singole personalità gli si approcciarono.

In principio la parola indicava una sezione della celebre raccolta imperiale Kokinwakashū 古今和歌集 (Raccolta di poesie giapponesi di ieri e di oggi, X secolo) che raggruppava tutti quei versi comici, beffardi, innaturali, indecorosi e non conformi ai modelli canonici del tempo.

Si veda ad esempio il componimento 1011:

Fiori di susino
venni ‘sì a contemplarli
preannunciato da
cinguettii restii
dell’usignolo.

L’elemento comico è conferito dall’ambiguità della parola hitoku che può essere intesa sia come il verso dell’usignolo (ヒトク), sia come l’espressione “qualcuno viene” pronunciata dall’animale (人来 = persona + venire). La struttura è quella caratteristica di un tanka 短歌, ovvero una stanza suddivisa in due ku (gruppo di versi), uno superiore composto da tre versi da 5-7-5 sillabe e uno inferiore da due settenari, non necessariamente collegati tra loro da legami sintattici.

Successivamente, in periodo Kamakura, questo insieme di elementi venne ereditato direttamente dallo haikai no renga 俳諧の連歌 (poesia faceta concatenata), che introdusse una novità fondamentale: la collaborazione di tre o più poeti che si alternavano per comporre ciascuno la stanza superiore e inferiore.

Fino alla prima metà del XVII sec. veniva classificato come letteratura bassa e volgare, ma con l’arrivo di Matsunaga Teitoku (1571 – 1653) e della sua scuola ci fu il cambiamento sostanziale. Egli volle che lo haikai fosse una forma poetica comprensibile anche dagli strati più bassi e incolti della popolazione, ma che allo stesso tempo avesse dignità letteraria:

Per tutti quanti
il seme per una pennichella
è la luna d’autunno.

Kokinwakashū, dalla guida online al Tokyo National Museum (TNM)

La semplicità della poesia nasconde una grande forza innovatrice. Teitoku utilizza una parola, “sonnellino pomeridiano” (hirune) che non rientrava nei canoni tradizionali e che viene accostata a un’immagine più classica ed evocativa come la luna d’autunno (aki no tsuki). La contemplazione notturna della luna, che per la sua bellezza non ha permesso al poeta di dormire la notte precedente, è un’immagine di imparagonabile raffinatezza.

Dopo il declino della scuola di Teitoku, caduta in uno sterile manierismo, il panorama artistico dello haikai fu dominato dal poeta Nishiyama Sōin (1605 – 82) e dalla sua scuola Danrin 談林. A dimostrazione della portata innovativa, si prenda in considerazione il seguente componimento:

Son delle lettere
olandesi, quelle oche selvatiche
che in cielo s’avvicinano?

Con leggerezza, il poeta descrive in modo del tutto originale il volo delle oche selvatiche in cielo, che, viste da lontano, sembrano formare scritte straniere, incomprensibile ed esotiche. La libertà della scuola Danrin diede il via ad un ampliamento di possibili soggetti da rappresentare. Ne conseguì una minore ripresa pedissequa dei modelli classici, in favore di una maggiore libertà creativa, trattando temi nuovi legati alla vita urbana e mercantile, compresi i quartieri di piacere e il teatro kabuki 歌舞伎.

Teo

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