Quando due italiane vanno un mese in Giappone. Le meraviglie di Miyajima

CIMG3365Se dovessi fare un ranking dei posti che ho visitato durante il mio viaggio, dal peggiore al migliore, direi che al primo posto collocherei indubbiamente Miyajima (宮島), l’Isola del Santuario. Ho avuto l’occasione di visitarla il terzo giorno del mio viaggio, insieme a Linda e con una guida speciale: Ken.Per andare sull’isola, bisogna prendere un traghetto a Miyajimaguchi (宮島口), raggiungibile facilmente con vari mezzi pubblici. Avendo il JR Pass io e Linda abbiano preso il treno da Hiroshima e scese alla stazione di Miyajimaguchi abbiamo raggiunto il porto a piedi. Il paese è piccolo e ci vogliono circa due minuti a piedi per arrivare dalla stazione al porto (sempre dritti). Lì dovete fare attenzione perché ci sono due linee per andare a Miyajima: una privata e l’altra è della JR. Se avete il JR Pass prendete la seconda linea (a destra) che è compresa tra le tratte “gratuite” del lasciapassare della compagnia.

Dal porto di Miyajimaguchi, l’isola appare come un grande agglomerato di montagne verdeggianti e selvagge, dalla natura incontaminata e senza alcuna traccia di vita umana. Eppure basta che il traghetto si allontani un po’ dalla riva per veder spuntare tra il verde qualche piccola costruzione. Più ci si avvicina e più il segno della presenza umana si fa notare, ma senza stonare troppo con la natura.

Il traghetto gira verso sinistra in modo da mostrare ai suoi passeggeri, accalcati sul suo lato destro, quello che da lontano pareva un puntino rosso ma che ora si erge ben visibile in tutta la sua sacra maestosità: il Grande Torii (大鳥居), il portale scarlatto che fa da ingresso al Santuario Itsukushima (厳島神社). Quando la marea è bassa si può raggiungere il Torii a piedi e sono tanti i visitatori che approfittano del fenomeno per farsi fotografare accanto ai suoi quattro grossi pilastri rossi. Tuttavia se la marea si alza, il Torii, insieme al Santuario Itsukushima, viene circondato dall’acqua del mare e non è più raggiungibile. Per evitare di andare sott’acqua, il Santuario (edifici, corridoi e passerelle) poggia su solide palafitte anch’esse rosse.
Il traghetto ormeggia al porto di Miyajima dove potrete trovare vari tipi di cartine (una anche in italiano) e guide sull’isola.

Per chi non lo sapesse, Miyajima è Patrimonio dell’umanità dell’UNESCO ed è composta da due aree principali: l’area del Santuario Itsukushima e l’area del Monte Misen (弥山). La prima è quella più visitata dai turisti perché più importante e famosa, nonché più facile da raggiungere. La seconda è per chi vuole farsi una bella passeggiata in montagna tra il verde dei boschi incontaminati, i parchi, i santuari e i percorsi naturalistici. Ahimè, io non ho avuto il tempo per visitare la seconda area, anche se mi sarebbe piaciuto molto. Se qualcuno avesse l’occasione, ci sono delle raccomandazioni da fare (come scritto sulla cartina qui sopra): vestitevi in modo comodo e “a cipolla”; durante i giorni di pioggia è facile scivolare quindi prestate attenzione a dove mettete i piedi; fate attenzione alle vipere (マムシ、mamushi) e alle vespe (蜂、hachi); non gettate la spazzatura in giro, né strappate o cogliete fiori e piante; portatevi dietro dell’acqua; fate attenzione che dopo le 15:00 inizia a calare il sole sul monte e quindi fa presto buio. Insomma, le solite raccomandazioni che si fanno a chi va in montagna.
Miyajima cartinaTornando al porto, appena usciti dall’edificio vi trovate su uno spiazzo dove già appaiono i primi cerbiatti. Sulla destra si erge una statua nera, spesso ignorata, che raffigura Taira no Kiyomori, uno dei massimi leader militari e politici della sua epoca, al quale l’isola era molto cara e che ristrutturò il Santuario nel 1168 (fu costruito nel 593) dandogli l’attuale forma. Ci sono altri due monumenti lungo la via per il Santuario, procedendo sempre verso destra lungo la costa: quello dell’UNESCO e quello delle Tre famose vedute del Giappone, ovvero Nihon Sankei (日本三景). Miyajima, infatti, è considerata, insieme a Amanohashidate e a Matsushima, una delle tre vedute paesaggistiche più belle di tutto il Giappone. Giunti al Santuario potete notare sulla sinistra, oltre all’inquietante statua di un cavallo bianco dagli occhi rossi, la scalinata che vi porta al Santuario Hōkoku (豊国神社), noto anche come Senjōkaku (千畳閣, la stanza dai mille tatami, che in realtà sono 857) e alla sua Pagoda di cinque piani alta circa 27 metri. Nel Santuario Hōkoku è conservato uno dei personaggi storici e politici più importanti del Giappone: Toyotomi Hideyoshi.

Attenzione: i cerbiatti, che spuntano ovunque come funghi, sono curiosi e voraci! Cercheranno di “rubarvi” cartine, sacchetti, cibo e qualsiasi cosa capiti a tiro, ma ovviamente questi prodotti “umani” a loro non fanno bene. Fate in modo di tenere le cartine abbastanza in alto (sono cerbiatti, quindi di bassa statura), chiudete bene zaini e borse, controllate di non avere nulla nelle tasche (nemmeno i fazzoletti per soffiarsi il naso) della giacca o dei pantaloni (es. il portafogli), mettete i sacchetti dei souvenir nello zaino o teneteli sempre d’occhio. Sono animali piuttosto curiosi e per quanto facciano simpatia, il nostro cibo e la carta nuocciono gravemente alla loro salute. Il cibo a loro non manca quindi non fatevi impietosire. Se proprio non riuscite a resistere, sappiate che alcuni negozi vendono delle gallette (煎餅、senbei) fatte apposta per loro che potrete usare per sfamarli.

Miyajima map frontIl percorso all’interno del Santuario Itsukushima è predefinito ma potete girare tranquillamente senza che nessuno vi metta fretta, in modo da potervelo gustare appieno. Al centro c’è il negozio di amuleti (お守り、omamori) del Santuario e l’ufficio dove poter acquistare un particolare taccuino (abbastanza costoso) dove conservare i timbri dei santuari e dei templi. Infatti, in Giappone ogni (o quasi) santuario o tempio ha un suo timbro. Chi compie un viaggio spirituale spesso acquista questo taccuino dove imprime con l’inchiostro il simbolo di ogni santuario/tempio già visitato. Se per i credenti questo è un ricordo di un percorso spirituale e religioso compiuto, per alcuni turisti è un simpatico souvenir da usare per collezionare più timbri possibili prima di tornare a casa. In certi santuari/templi è solo il sacerdote che a pagamento imprime lo stampo sul taccuino. Il Santuario Itsukushima è uno di questi.

Prima di proseguire verso l’altra ala del Santuario, dove ci sono il santuario Tenjin, che conserva le vestigia di Sugawara no Michizane, il ponte Soribashi (non accessibile) e il palco del teatro Noh, vi consiglio di godervi il panorama dalle passerelle esterne, poste davanti all’edificio principale. Da lì potete vedere il Grande Torii, il paesaggio circostante e la città di Miyajimaguchi e dintorni. Da notare il palco rialzato proprio davanti all’edificio principale: lì, durante determinate cerimonie, si tengono gli antichi balli di corte, noti come bugaku (舞楽). Usciti dal Santuario potete andare a visitare la Sala del Tesoro, il Museo storico e folcloristico della città, l’Acquario, altri santuari e templi, oppure farvi un giro della città. Ad esempio, Linda, io e Ken siamo andati fino al Santuario Kiyomori, per poi spingerci verso il Torii fin dove l’alta marea ci permetteva. Successivamente abbiamo percorso le vie dietro il Santuario Itsukushima, per salire fino al Santuario Houkoku e per scendere infine nella zona commerciale Omotesando di Miyajima. È una zona di piccoli locali dove mangiare piatti tipici e negozi di souvenir di vario genere. Lì si trova anche il più grande shakushi (杓子, una sorta di mestolo-cucchiaio per ammucchiare il riso cotto) del mondo.

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Manjuu

C’è anche un negozio di manjū (饅頭) molto buono dove potete, a pagamento, seguire il corso su come farli.
Purtroppo finiti i manjū (io all’atsuki, Linda al matcha) siamo dovuti andare al porto per prendere il traghetto e tornare a Hiroshima per ultimare la nostra visita della città prima della partenza per Okayama.

Chiara

Spazio alle domande

“Come si chiama l’isola: Miyajima o Itsukushima?”
L’isola in origine si chiamava Itsukushima ma con il passare del tempo il suo nome popolare, ovvero Miyajima, che significa “isola del santuario”, è diventato più noto e di uso comune. Per questo motivo, ora viene chiamata Miyajima e raramente Itsukushima. Il santuario, però, mantiene il nome originario di Santuario (di) Itsukushima.

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Miyajima sutanpurarii 2015-2016

“Ho visto degli stampini fuori da alcuni edifici. A cosa servono? Posso usarli?”
In quasi tutte le città turistiche, in alcuni edifici culturali e storici, o musei, potete trovare un timbro con una scatolina di inchiostro (se avete fortuna anche dei fogli) per imprimere uno stampino-ricordo che rappresenta il luogo o il momumento. Per quanto riguarda Miyajima, se volete collezionare stampini-ricordo potete prendere al porto un simpatico depliant denominato “Miyajima sutanpurarii (宮島スタンプラリー)”. Seguendo la cartina e le tappe segnate potrete collezionare tutti gli stampini da imprimere sul retro della mappa.
Io purtroppo me ne sono accorta troppo tardi e ho iniziato a collezionare gli stampini a Okayama.

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