Un’esperienza indimenticabile (PARTE 2)

Ed eccomi che nel settembre del 2013 sono partita per un’esperienza che non credevo così intensa e stravolgente. I primi tempi sono stati relativamente facili: il problema della lingua non c’era (o per lo meno avevo abbastanza conoscenze da potermi destreggiare nella routine quotidiana), tramite amici che c’erano stati prima avevo avuto parecchie dritte su dove trovare supermercati, stazioni, izakaya -sono delle taverne/osterie tipiche in Giappone, di tutti i tipi e dove si può mangiare molto a prezzi relativamente modici- (immancabili queste!) e la cosiddetta “eredità” (salva vita), ossia tutte le cose che quelli prima avevano usato e che erano ancora pienamente adoperabili lasciate in eredità a quelli che vengono dopo. Pentole, detersivi, coperte, utensili da cucina e per il bucato, tante cose e altrettante poche da dover comprare. Insomma, un ottimo modo per poter risparmiare per se stessi e poter essere utili ad altri. ^^

parte 23 frutta comprata al supermercato
Le pesche, belle e buone! XD

Era poi d’obbligo fare la spesa. Il pranzo normalmente lo facevo nella mensa dell’università (a due piani, il primo con i classici menù già predefiniti, il secondo con il buffet, utile soprattutto quando avevi voglia di mangiare tante verdurine!), mentre la cena me la cucinavo io e allora qui entrava in gioco il mio senso della spesa. Avevo individuato 2 supermercati: il primo a 15 minuti in bici dall’università (ah sì, non ve l’ho detto, ma io abitavo nel dormitorio dell’università che era esattamente dentro il campus universitario: una comodità unica!!!) dove il martedì c’erano sconti per la carne e il pesce, e il sabato e la domenica per la frutta e la verdura; il secondo a 10 minuti di treno dall’università (e la stazione era a 3 minuti a piedi) dove grosso modo prendevo le verdure e la frutta che comunque erano più economiche dell’altro. Mi sono dilettata sia in piatti italiani che ovviamente giapponesi, ma devo dire che quello che mi mancava di più era potermi mangiare a prezzi modici (insomma i nostri prezzi) intere terrine di insalata e pomodori, o cetrioli o carote. Poi, ad aprile, con le giornate che si aprivano e il caldo che si faceva strada non ho resistito e quindi anche se spendevo un po’ di più, per lo meno ho mangiato un po’ di buona verdura e frutta.

parte 22 tramonto dal capus
Tramonto dal campus universitario

Per non parlare poi dei konbini (i minisupermarket che si trovano quasi ad ogni angolo di strada): aperti 24 ore su 24, forniti di tutto quello che possa servire in caso di mancanza in casa, utilissimi perché senza andare in posta potevi tranquillamente pagare le bollette lì, e forniti delle macchinette da cui poter accedere ai pagamenti di qualsiasi genere, dai biglietti di aerei e musei, da amazon a tanto altro. Si certo non sono proprio così economici, ma ora che sono ritornata in Italia ne sento proprio la mancanza. In Giappone se ne trovano di diverse catene, Lowson e Family Mart i più comuni, poi a seconda delle regioni il nome può cambiare ma la sostanza è sempre quella. Forse, ci hanno letto nel pensiero, forse hanno riscontrato l’esigenza da parte dei clienti, fatto sta che da metà anno i konbini vicini a casa mia si sono adoperati per fornirsi di frutta e verdura che, a volte, aveva veramente dei prezzi bassissimi. Una volta addirittura, sono stata così fortunata da trovare un angurietta a 500 yen, quando normalmente la si trova sopra i 1000 yen. Un vero colpo di fortuna e devo dire che era proprio buona!

Continua…

Fra

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