Un’esperienza indimenticabile PARTE 1

Tirare le somme dopo un anno di studio (e tanto divertimento, ovviamente XD) in Giappone non è semplice. Le cose da dire sono tante e se dovessi raccontare tutto, penso che potrei diventare famosa almeno quanto la Rowling, viste le innumerevoli peripezie, al limite del reale, che mi sono capitate. Ma dopotutto, un’esperienza è giusto anche condividerla perché così assume un valore ancora più alto per se stessi e, chissà mai, potrebbe benissimo divenir spunto di riflessione anche per quelli che la “assaporano” di seconda mano. Ecco quindi “il mio Giappone”.

parte 1 entrata dell'università
Shinjuku

Avevo avuto già 4 anni fa la possibilità di andare in Giappone per un periodo di 3 mesi in una scuola di lingua. A suo tempo, come prima esperienza, avevo optato senza indugio di andare in homestay (ossia di andare a vivere con una famiglia giapponese) e, nonostante gli orari giustamente prefissati, mi ero trovata benissimo. La prima volta in Giappone, o meglio la mia prima esperienza all’estero, il mettersi in gioco pienamente perché bisogna parlare 24 ore su 24 una lingua che prima avevi studiato e parlato con una media di 10 ore a settimana (quindi immaginate voi, le scene che mi si presentavano davanti: io che balbettavo e che soprattutto gesticolavo, e i poveri giapponesi che nonostante tutto capivano cosa volessi dire!). Insomma, le prime settimane erano state un incubo. Poi, tutt’a un tratto, la strada da in salita si è fatta in discesa: il parlare in giapponese risultava, giorno dopo giorno, sempre più semplice; il cibo (che non parliamone) era eccezionale; gli amici, non solo italiani, ti coloravano e ti riempivano le giornate in modo da non farti rendere conto che il tempo passava; ogni week-end eravamo sempre in giro tra templi, festival, scampagnate in montagna e per la città, terme e tanta natura. Perché sì a me piace essere circondata dalla natura, soprattutto dai profumi di montagna, quelli che se respiri ad ampi polmoni ti trasportano in altre dimensioni, e puoi allora dire “Ah, questa sì che è vita!”. E in un batter d’occhio i 3 mesi erano volati via.

parte 12 shinjuku gyoen.JPG
Shinjuku Gyoen

Tristezza, voglia di restare ma allo stesso tempo voglia anche di tornare per abbracciare parenti e amici, insomma il classico nodo allo stomaco che, diciamola tutta, ce ne vuole prima che se ne vada! Mi ero ripromessa che, in un modo o nell’altro, sarei riuscita a ritornare nella città in cui avevo lasciato parte di me: Kyoto. E, dopo ben 4 anni, ecco che mi si ripresenta l’occasione tanto attesa: un anno in scambio presso l’università di lingue straniere di Tokyō (la TUFS). “Ebbhè, direte, che salto! Da Kyoto a Tokyo!” Sì effettivamente il salto era ben ampio. Ma non era solo la città nuova a preoccuparmi, o meglio se devo dirla tutta, ero terrorizzata! Perché?? Perché sono una ragazza di campagna, e non ero abituata alle grandi città (intendiamoci: Tokyō è una megalopoli!!), dove ci sono solo grandi e alti palazzi, dove di verde ce ne è ben poco, e dove c’era un sistema di metropolitane che mi risultava più intricato del labirinto del minotauro (all’inizio avrei proprio avuto bisogno del portentoso filo d’Arianna, ma mi sono dovuta arrangiare con i miei occhioni tipo “Il gatto con gli stivali” e chiedere perennemente indicazioni). Oltre a tutto questo, ci si metteva anche il fatto che andavo a vivere da sola per la prima volta, non conoscevo in sostanza quasi nessuno, e ovviamente i mille e cinquecento dubbi e timori prima di partire.

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Vista di Tokyo dall’alto di un palazzo di 45 piani

Ma, come ben mi ero accorta durante i miei primi 3 mesi in Giappone, anche questa seconda volta una cosa non è per niente cambiata: i giapponesi si comportano come mamme amorevoli, facendo in modo di non lasciarti in balia di te stesso neanche un istante. Se ti perdi, non solo ti indicano la strada (o per lo meno ti spiegano dettagliatamente dove andare), ma ti ci portano anche di persona; per qualsiasi dubbio tu abbia, che sia per i trasporti, o per le bollette, o per gli eventi, o per i pagamenti delle tasse, o in generale per tutto quello che sia necessario fare durante una giornata, loro ti danno tutte le dritte necessarie, ti guidano passo dopo passo in ogni cosa. E poi, senza rendertene conto, hai portato a termine pratiche che prima avresti definito umanamente impossibili. Ovvio, non che voglia fare di un’erba tutto un fascio e cadere nel classico “i giapponesi sono così gentili!”, ma semplicemente ho avuto sempre una mano inaspettata per qualsiasi cosa e di questo non posso che esserne grata.

Continua…

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