Karakuri ningyō: robot del XVIII secolo

Oggi il Giappone è conosciuto per essere un paese tecnologicamente avanzato e all’avanguardia nel campo della robotica, ma dove fonda le radici tutto questo progresso tecnologico? Le karakuri ningyō ( からくり人形), letteralmente “bambole meccaniche”, hanno svolto senza dubbio un ruolo fondamentale nello sviluppo tecnologico del paese, rappresentando le antenate degli odierni robot.

Il termine karakuri indica un dispositivo meccanico il cui obiettivo è di sorprendere, implicando perciò una piccola dose di mistero. Le bambole erano, infatti, dotate di un piccolo meccanismo interno, simile a quello degli orologi, che le faceva muovere, suscitando curiosità e divertimento in chi le osservava.

Le karakuri ningyō si diffusero in Giappone nel XVIII secolo, ma erano presenti già da molto prima: inizialmente venivano utilizzate soprattutto nei matsuri (le feste tradizionali giapponesi) per portare in scena antichi miti e leggende attraverso i loro movimenti astratti, atti a suscitare particolari emozioni; col tempo, tuttavia, assunsero sempre maggiore popolarità, fino ad arrivare a essere utilizzate nelle case dei privati come intrattenimento per gli ospiti.

Esistono tre tipi di karakuri ningyō.

Dashi karakuri al Nishinokuchi matsuri

Le Dashi karakuri furono le prime a trovare diffusione: si trattava di bambole di dimensioni piuttosto grandi che erano utilizzate durante le celebrazioni religiose e poste in cima a carri in legno che venivano poi portati in giro per la città. I carri erano costituiti da una struttura a tre livelli: nel piano più alto stavano le bambole, da dove inscenavano le storie classiche della tradizione giapponese; in quello centrale venivano i burattinai incaricati di manovrarle; nell’ultimo, infine, si trovavano i musicisti che accompagnavano lo spettacolo con flauti e tamburi.

Uno spettacolo con butai karakuri

Le Butai karakuri, dove butai significa “teatro”, erano, per l’appunto, riservate agli spettacoli teatrali.

L’apprezzatissima Cha hakobi ningyō, la più famosa delle karakuri

Infine, le Zashiki karakuri, le più tecnicamente complesse e apprezzate tra le karakuri ningyō. Nate come articoli di lusso per gli antichi signori feudali, si trattava di bambole di dimensioni notevolmente inferiori alle precedenti e destinate all’uso domestico. La più famosa è la “Cha hakobi ningyō”, la bambola che porta il tè: quando il padrone di casa posava la tazzina sul vassoio, la bambola si metteva in moto camminando dritta verso l’ospite, per poi fermarsi appena questi sollevava la tazzina.

Le karakuri ningyō rappresentano una tradizione unica nel suo genere, che ha conosciuto una notevole diffusione in patria e profondamente influenzato la cultura popolare giapponese. Tracce del loro “passaggio” le ritroviamo, non solo nel recente sviluppo della robotica, ma anche, e soprattutto, in campo teatrale: i movimenti stilizzati degli attori di teatro Nō e Kabuki si dicono, infatti, essere ispirati ai gesti di queste caratteristiche bambole.

Numerosi musei e mostre sono oggi dedicati alle karakuri ningyō in Giappone, tra questi segnaliamo il Karakuri kinenkan di Kanazawa e il piccolo ma grazioso Karakuri tenjikan a Inuyama.

Martina

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