I katashiro e il rituale della purificazione

Katashiro che viene trascinato dalla corrente

Sicuramente vi sarà capitato di vedere in qualche film d’animazione, o dal vivo se siete stati in Giappone, queste piccole figure di carta dalla forma umana trascinate dalla corrente del fiume o lasciate naufragare tra le onde del mare. Ma che cosa sono esattamente? E qual è la loro funzione?

Katashiro (credits: santuario di Hikawa)

Queste bambole di carta si chiamano katashiro (形代) e non sono altro che dei fantocci utilizzati come sostituti degli esseri umani in un particolare rituale di purificazione, ovvero l’ōharae (大祓, grande purificazione); infatti, si è sempre ritenuto che essi abbiano la capacità di eliminare le impurità del corpo e dello spirito una volta immersi nell’acqua. La loro origine è molto antica: i katashiro furono importati dalla Cina durante il periodo Asuka (538-710 d.C.) e il loro utilizzo si consolidò dopo il trasferimento della capitale a Fujiwara nel 694. Alcuni ipotizzano che questi fantocci abbiano la stessa funzione che svolgevano i dogū (statuine di forma umana o animale) nel periodo Jōmon (14000 a.C.-III secolo a.C.) o gli haniwa (figure di terracotta che venivano seppellite con i morti) nel periodo Kofun (III secolo d.C.-VII secolo d.C.), tuttavia non sussistono prove concrete a supporto di questa teoria.
Anche l’ōharae ha un’origine antica: il rituale, infatti, venne istituzionalizzato durante il periodo Heian (784-1185 d.C.), ma se ne fa cenno già all’interno della più antica opera della letteratura giapponese composta all’inizio dell’VIII secolo, ovvero il Kojiki (letteralmente “vecchie cose scritte”), dove si parla di una grande purificazione celebrata in seguito alla morte del sovrano per mano di uno spirito:

Si cercò di capire se per caso non fosse stato compiuto qualche atto sacrilego come scuoiare animali vivi o in malo modo, rompere argini di campi irrigui od ostruirne i canali, spargere escrementi, accoppiarsi fra genitori e figli, accoppiarsi con equini, bovini, gallinacei o cani, e si celebrò una grande espiazione.

Villani Paolo (a cura di), “Kojiki. Un racconto di antichi eventi”, Venezia, Marsilio, 2006, p.113

Luogo della cerimonia al santuario di Hikawa

L’obiettivo dell’ōharae è quello di cancellare l’impurità fisica e spirituale facendola trasferire nel katashiro, cosicché questa possa essere lavata via a contatto con l’acqua. Per fare ciò, bisogna scrivere sul fantoccio il proprio nome, il proprio cognome e la propria età, e poi soffiarci sopra per tre volte. Successivamente è necessario strofinarselo addosso facendo attenzione a non piegarlo in modo tale da far passare la propria impurità nella bambola.

Katashiro che passa sotto lo shimenawa

Infine recitando la formula “haraetamae, kiyometamae” (祓えたまえ、清めたまえ), lo si appoggia nell’acqua del fiume, al cui centro viene sempre posto uno shimenawa (ossia la corda sacra che si può trovare nei templi e nei complessi shintoisti, appesa all’entrata o al tronco di alberi sacri), così che il katashiro sia costretto a passarci sotto prima di essere trascinato via dalla corrente. È molto importante non far piegare il fantoccio in quanto perderebbe la sua capacità di purificare.

Katashiro (credits: santuario di Shinagawa)

Questo rituale viene performato due volte all’anno, a giugno e a dicembre, e il luogo più importante in cui si svolge è il santuario di Hikawa 氷川神社 nella città di Saitama, dedicato al dio che governa l’acqua, ovvero Susanō no Mikoto. Qui, con soli 100 yen, è possibile acquistare un katashiro munito di istruzioni, per cui se vi capita di essere nei paraggi, provateci anche voi!

Romina

Istruzioni per l’uso
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