Giappone: Paese da libro elettronico?

Ultimamente mi sono interessato al mondo del libro digitale. Forse perché da un momento all’altro mi sono ritrovato a leggere con un eReader, regalatomi al compleanno, o forse perché per lavoro li devo consigliare e vendere. In ogni caso, penso che gli ebook siano un aspetto interessante della società, che cambia e che volge lo sguardo al futuro. Secondo un articolo della Repubblica di quest’estate, in Italia nel 2016 la vendita di libri elettronici supererà quella del cartaceo, portando inevitabilmente con sé nuove sfide (o minacce?) per le case editrici e le librerie.

Ovviamente il super-tecnologico Giappone (primo paese, tra l’altro, che ha dato i natali al primo eReader!) non si sottrae alle logiche del digitale. Dalla sua, rispetto all’Italia, ha la fortuna di vantare una popolazione con un’assai più alta percentuale di accaniti lettori e sente meno la crisi editoriale.

Ma c’è da dirlo, l’incubo Amazon c’è anche nel Paese del Sol Levante e fin dal 2012, con l’apertura del primo Amazon store, ha fatto numeri e sovrastato gli altri rivali nel settore digitale. Per questo motivo grandi aziende (tanto per citarne due: Sony e Kinokuniya) hanno creato un movimento, detto Japazon, volto a fare un tentativo (disperato?) di portare i giapponesi a comprare gli ebook in libreria.

La sfida al colosso americano come quella di Japazon, in realtà, è stata intrapresa in molte nazioni. Forse il Giappone ha trovato, però, anche un’altra via alternativa e molto peculiare alla propria cultura. I giapponesi, infatti, apprezzano spesso la vendita del prodotto in modo impersonale, come attraverso i distributori automatici. E allora perché non vendere gli ebook con tale mezzo?

Ed è così che la società Glory brevetta il cosiddetto Denshishoseki Jidōhanbaiki 電子書籍自動販売機, ovvero traducendo: il “distributore automatico di libri elettronici”. La domanda che sorge spontanea: che senso ha? Di solito i distributori servono a offrire un servizio 24 ore su 24 di un prodotto concreto, tangibile, consumabile. Ma ha senso per l’ebook, entità presente e scaricabile comodamente dalla rete? Effettivamente, non ho trovato una risposta. Forse il distributore può essere un compromesso per coloro che sono restii all’acquisto on-line. O forse è un’attrattiva che appare solo all’occhio nipponico.

Purtroppo il mondo degli ebook è un grande enigma, che solo il tempo renderà più intellegibile. Quindi non posso dire fino in fondo quanto il fenomeno attecchirà fra i giapponesi. Ma posso fare un’osservazione, da (ex) studente di giapponese: quanto è comodo leggere un libro elettronico, che a portata di dito ti permette di sfogliare agilmente un vocabolario che traduce e legge kanji (caratteri ideograici), che agevola la comprensione di brani, altrimenti spesso difficili da comprendere se letti sul cartaceo e attraverso l’utilizzo di un dizionario esterno, scorporato e distraente!

Teo

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