Curiamoci con i libri… giapponesi!

Mal di denti? Piromania? Ipersessualità? Curiamoci con i libri… giapponesi!

Un libro che adoro sfogliare di tanto in tanto è “Curarsi con i libri, Rimedi letterari per ogni malanno” (di E. Berthoud e S. Elderkin, Sellerio, 2013), perché mi dà spunti per trovare un libro da regalare a un amico o semplicemente mi fa sorridere per alcuni accostamenti strampalati compiuti dalle autrici. Per chi non lo conoscesse, il libro consiste in un elenco di disturbi, fisici, psicologici o spirituali, associati a uno o più titoli la cui lettura dovrebbe aiutare a guarire o quanto meno esorcizzare il dolore.

Per fare degli esempi, al mal di denti s’invita a leggere “Anna Karenina” di Tostoj, alle emorroidi “Downriver” di Iain Sinclair, all’ansia “Ritratti di Signora” di Henry James, per l’attinenza dei temi trattati alla malattia.

Un giorno, però, mi sono chiesto: ci sono anche opere di autori giapponesi in questo bizzarro repertorio di patologie? La domanda sorge spontanea, data la natura analitica degli scrittori nipponici verso i sintomi, come espressione di moti interiori dell’animo. In realtà, cercando nell’indice, non ho trovato un granché. A parte un appena accennato Kawabata Yasunari, con Il maestro di go (citato tra i dieci migliori romanzi per ottantenni), Il paese delle nevi (uno tra i dieci romanzi per curare la Wanderlust) e La casa delle belle addormentate (per la dipendenza da sesso), l’unica vera presenza consistente è riconducibile a Yoshikawa Eiji, la cui biografia, “Musashi”, è citata come antidoto alla paura della violenza:

“Mushashi”, l’epico romanzo di Eiji Yoshikawa sulla nobile arte dell’uso della spada da Samurai, è un capolavoro di novecento pagine che vi accompagnerà in un viaggio dalle punitive lezioni dei maestri Zen sulla cima di qualche montagna ai campi di battaglia del Giappone del XVI secolo, fino alla scoperta dell’amore, dell’umiltà e della saggezza. Il nostro eroe si renderà conto che commettere davvero un atto di violenza è l’ultima cosa che vorrebbe fare. Ma la conoscenza della propria forza interiore gli dice che non ne avrà mai bisogno. Imparate dalla leggenda di Musashi. Lasciate che vi trasmetta la sua mancanza di paura – se non la sua abilità nelle arti marziali. Se riuscirete a fare vostra la sua fiducia interiore e il suo insuperabile modo di comportarsi, anche solo per un decimo, state tranquilli: chi vorrebbe farvi del male vi lascerà in pace”.

Eppure, senza pensarci troppo, mi verrebbe da riportare tanti di quei titoli: “Il padiglione d’oro” di Mishima per guarire la piromania, “Kitchen” di Banana Yoshimoto per la solitudine o “La donna di sabbia” di Abe Kōbe per chi, non so, soffre di disidratazione.

E così ho pensato: lettori di ITAPPON, perché non facciamo noi una bella lista di libri giapponesi con le malattie che vi vengono in mente? Postate qui e\o sulla nostra pagina Facebook per scoprire quali malanni e quali cure nipponiche sono emerse!

Matteo

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