Italian-Japanese poetic fusion!

Ho sempre apprezzato l’innovazione, le idee creative, il tentativo di andare al di là dell’inerte canone tradizionale. Perciò non potevo che apprezzare la realizzazione, da parte di Luca Cenisi (il fondatore, tra l’altro, del’Associazione Italiana dello Haiku), di un nuovo genere letterario denominato keiryū 渓流, che fonde insieme il ritmo e il gusto estetico della tradizione nipponica con la metrica e la filosofia di matrice “Occidentale”.

Per capire meglio di cosa si parla, il modo migliore è leggere il manifestum poetico:

Il keiryū (dal giapponese, letteralmente, “torrente di montagna”) è un componimento poetico di quarantadue sillabe distribuite in cinque versi, secondo il seguente schema metrico: 7-9-8 9-9.

È un genere poetico dai toni metafisico-esistenziali e filosofici, il cui scopo è quello di consentire all’uomo una profonda e sincera indagine introspettiva.

I primi tre versi costituiscono lo izumi (“sorgente”), mentre gli ultimi due, ad essi intimamente connessi ma di più ampio respiro concettuale, formano il cosiddetto nazo no kaze (letteralmente, “enigma del vento”), ovvero un’incisiva e criptica conclusione (o un paradosso) che stimoli il lettore ad una riflessione esistenzialistica sul tema affrontato.

Nel keiryu, a differenza di altri generi poetici quali, ad esempio, lo haiku e il tanka, le suggestioni ispirate dalla natura e dall’incessante alternarsi delle stagioni divengono occasione di (auto)analisi intimistico-spirituale, punto di partenza per un percorso di consapevolezza che, nel nazo no kaze, trova la propria essenza giustificatrice.

Oltre a dover contenere il cosiddetto “sasayaku” (囁く “sussurro”), ovverosia quel tema esistenziale (manifesto o “indiretto”) che costituisce l’epicentro concettuale dello scritto e che emerge dall’incontro/scontro dello izumi e del nazo no kaze, il keiryū può prevedere, nel proprio impianto lirico, uno o più “kizuna” (絆 “collegamento”, “vincolo”); si tratta, in buona sostanza, di particolari parole, gruppi di parole o segni d’interpunzione atti a costituire una vera e propria divisione (fisica o concettuale) del discorso poetico, rimarcando, così, il distinguo tra le due parti (appunto lo izumi e il nazo no kaze), diverse ma interdipendenti, dell’opera.

Nella tabella seguente si riportano le rappresentazioni segniche più ricorrenti del kizuna:

“:” Pausa di riflessione con effetto introduttivo al tema seguente

“;” Mezza cesura o pausa discorsiva

“…” Sospensione, eco del discorso

“,” Pausa “leggera”

“–“ Stesso concetto enunciato con parole diverse; cesura “espressiva”

“-“ Cesura “dickinsoniana” o stacco concettuale

“.” Cesura totale, epilogo discorsivo

I principi cardine (al contempo, “estetici” e di contenuto) che devono guidare il keijin (けいじん, ossia lo “scrittore di keiryū) nella stesura dell’opera sono:

– la transitorietà (“hakana-sa” はかなさ) dell’essere, in relazione all’inesorabile scorrere del tempo;

– la cripticità (“fukakaina” 不可解な) del messaggio veicolato dal poeta, volto a stimolare una profonda riflessione intimistica nell’animo del lettore e, conseguentemente, una pluralità di soluzioni interpretative, tutte egualmente valide (vedi, in tal senso, la strutturazione “paradossale” del nazo no kaze 謎の風);

– la sintesi armoniosa (“hāmonī” ハーモニー) tra il vissuto personale del keijin e la visione astratta del reale, che trova riscontro nella reciproca ed armoniosa compenetrazione tra izumi 泉 e nazo no kaze 謎の風.

Per curiosità e sfizio personale, ho provato a cimentarmi anch’io nel keiryū. Solo per il fatto di aver inserito un titolo, mi fa temere che non sono stato fedelissimo ai precetti del suo creatore. Però in fondo, chi può biasimare la libera reinterpretazione di un genere letterario che a sua volta rielabora un canone?

Poesia keiryū

Sguscia, un pesce esce
dall’anfora per migrar libero,
di stagioni immemore e di ere.
Io lodo amo mento odo, ma
comunque invecchio, in un acquario…

Poesia keiryū 2

Nude su letti d’etere
copulano ed evaporano
impalpabili le nuvole:
ma se laggiù qualcun ci scruta?
Via fluttuiamo, lontano!

Poesia keiryū 3

Il falò fa fuggire
un ghiro abile delle tenebre
perché vergine di sole.
Cosa accadrà quando anch’io
sarò sorpreso dalla Luce?

Matteo

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